Il tartan; ponte tra tradizione e modernità

James Devaney – Getty Images
Il tartan è uno dei motivi tessili più riconoscibili e longevi della storia della moda. Nato in Scozia come espressione identitaria e territoriale, nel corso dei secoli si è trasformato in un linguaggio estetico capace di attraversare ambiti diversi: dall’abbigliamento all’arredamento, dal lusso al design contemporaneo. Oggi il tartan non è soltanto un richiamo alla tradizione, ma un vero e proprio codice visivo, continuamente reinterpretato.
Le origini storiche del Tartan
Le prime testimonianze documentate del tartan risalgono al XVI–XVII secolo. Tra i reperti più noti vi è il cosiddetto Glen Affric tartan, che dimostra come già all’epoca esistessero tessuti a quadri complessi e strutturati. In questa fase iniziale il tartan non era legato a famiglie specifiche, ma piuttosto a aree geografiche: i colori e i motivi dipendevano dalla disponibilità locale di tinture naturali e dall’abilità dei tessitori.

Il sistema dei clan scozzesi, inteso come struttura sociale e politica, si sviluppò nel Medioevo e raggiunse il suo apice tra il XVII e l’inizio del XVIII secolo. Tuttavia, l’idea che ogni clan possedesse un proprio tartan codificato è in larga parte una costruzione successiva. Prima del XVIII secolo, l’associazione tra motivo e clan non era rigida né ufficiale: più che di “tartan di clan” si dovrebbe parlare di consuetudini locali.

Un momento cruciale nella storia del tartan si colloca intorno al 1725, in un contesto di forte tensione politica. Dopo la rivolta giacobita del 1715, il governo britannico iniziò una serie di interventi per controllare le Highlands e indebolire il potere dei clan. In questi anni vennero approvate leggi come il Disarming Act (1715), volte a limitare la capacità militare degli Highlander, ma non esisteva ancora alcun divieto specifico sull’uso del tartan.
La svolta arrivò dopo la fallita rivolta giacobita del 1745. Con l’Act of Proscription del 1746, entrato in vigore nel 1747, e in particolare con il Dress Act, l’uso dell’abbigliamento tradizionale delle Highlands — incluso il kilt e i capi in tartan — venne proibito agli uomini civili. L’obiettivo era chiaro: smantellare i simboli visivi dell’identità clanica e ridurre il rischio di nuove insurrezioni. Il divieto non era assoluto (erano esclusi i reggimenti dell’esercito britannico), ma ebbe un forte impatto culturale.

Linda Evangelista in Oscar de la Renta, photo by Arthur Elgort
La legge rimase in vigore fino al 1782, quando venne revocata grazie anche all’azione di società culturali impegnate nella rivalutazione delle tradizioni scozzesi. Da questo momento in poi il tartan conobbe una vera rinascita: tra la fine del XVIII e soprattutto il XIX secolo si affermò la pratica di associare ufficialmente specifici tartan ai clan, trasformando un uso territoriale e flessibile in un sistema codificato e simbolico.
Il tartan nella moda moderna
Il Novecento segna il passaggio definitivo del tartan dalla tradizione alla moda globale. Un esempio emblematico è Burberry, che nei primi decenni del secolo introduce il suo celebre check come fodera del trench, trasformandolo progressivamente in un segno distintivo del brand e in un simbolo di eleganza britannica.

collezione Anglomania A/I di Vivienne Westwood, 1993. la modella è Naomi Campbell.
In ambito più sperimentale, il tartan è stato utilizzato come strumento di rottura e di racconto culturale. Vivienne Westwood lo ha reso protagonista delle sue collezioni punk, destrutturandolo e abbinandolo a silhouette provocatorie, per mettere in discussione l’idea stessa di tradizione. Alexander McQueen, invece, lo ha caricato di una forte valenza emotiva e storica, utilizzandolo per evocare le tensioni, le ferite e l’orgoglio delle Highlands scozzesi.

In questi casi, il tartan non è un semplice motivo decorativo, ma diventa un mezzo narrativo potente, capace di collegare passato e presente.
L’uso del tartan nell’arredamento

carta da parati by Wallpaperdirect
Oltre alla moda, il tartan trova un impiego consolidato anche nell’arredamento. Plaid, cuscini, tende e rivestimenti per poltrone e divani sono gli utilizzi più tradizionali, ma oggi il motivo compare anche su carta da parati, tappeti e complementi decorativi.
Nel design contemporaneo il tartan viene spesso usato come elemento d’accento: una poltrona rivestita, un tessile importante o una parete decorativa possono dare carattere a uno spazio moderno senza appesantirlo. Personalmente ritengo che il suo punto di forza, in casa come nel guardaroba, sia la capacità di trasmettere calore e profondità visiva, a patto di essere bilanciato con superfici neutre e linee pulite.
Una Curiosità
Per decenni il tartan Burberry è stato un simbolo di eleganza britannica discreta, quasi aristocratica. Negli anni 2000, però, il motivo ebbe una sorta di crisi d’immagine: venne adottato in modo massiccio dalla cultura pop e street inglese, diventando così onnipresente da perdere esclusività. Il risultato? La maison arrivò a limitare volontariamente l’uso del proprio tartan, riducendone la visibilità nelle collezioni e togliendolo da alcuni prodotti per “ripulire” l’immagine del brand.
È un caso rarissimo nella moda: un motivo così iconico da dover essere quasi messo in pausa per poter tornare desiderabile. Solo anni dopo Burberry lo ha reintrodotto con maggiore controllo, trasformandolo di nuovo in un segno di stile e non di abuso visivo.

John Phillips – BFC – Getty Images
Il tartan è uno di quei rari motivi capaci di adattarsi al tempo senza perdere identità. La sua forza sta nell’equilibrio tra storia e reinterpretazione: può essere tradizionale o audace, rassicurante o provocatorio. Nel guardaroba come negli interni, il mio consiglio è di sceglierlo con consapevolezza, valorizzandone il carattere e inserendolo in un contesto armonico. È proprio questa versatilità, a mio avviso, a renderlo eterno.







