Moda sostenibile: dal 19 luglio 2026 stop alla distruzione dei capi invenduti
Dal 19 luglio 2026 è entrato in vigore il divieto europeo di distruggere gli invenduti di abbigliamento, accessori e calzature. Scopri cosa cambia per aziende e consumatori e le nuove misure della Francia contro l’ultra fast fashion.

Moda sostenibile: è entrato in vigore il divieto UE di distruggere la merce rimasta invenduta*
Negli ultimi anni il tema della sostenibilità nella moda è passato dall’essere una scelta etica a diventare una vera priorità per le istituzioni europee. L’obiettivo è chiaro: ridurre gli sprechi, limitare l’impatto ambientale dell’industria tessile e promuovere un modello di consumo più responsabile.

Il 19 luglio 2026 rappresenta una data importante perché è entrata in vigore una delle misure più significative adottate dall’Unione Europea: il divieto, per le grandi aziende, di eliminare i capi di abbigliamento, gli accessori e le calzature invenduti.
Parallelamente, anche la Francia sta introducendo norme molto più severe contro l’ultra fast fashion (ovvero i colossi dell’e-commerce cinese Shein Temu), prendendo di mira modelli di business basati sulla produzione e vendita di enormi quantità di prodotti a bassissimo costo.
Vediamo cosa cambierà.
Dal 19 luglio 2026 stop alla distruzione distruzione delle rimanenze
Fino ad oggi alcune aziende della moda hanno scelto di eliminare parte delle rimanenze di magazzino, arrivando in alcuni casi alla distruzione dei prodotti invenduti.
Uno dei casi più noti è quello di Burberry, che nel 2018 dichiarò di aver distrutto prodotti invenduti per un valore di 28,6 milioni di sterline (circa 38 milioni di dollari dell’epoca), tra abbigliamento, accessori e cosmetici. La decisione suscitò forti critiche a livello internazionale e, pochi mesi dopo, il marchio annunciò che avrebbe interrotto definitivamente questa pratica. Una pratica che, seppur non generalizzata, è stata utilizzata per evitare costi di stoccaggio, proteggere il valore del marchio o gestire l’eccesso di produzione.
Per contrastare questo fenomeno, l’Unione Europea ha adottato nuove regole nell’ambito dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR).

Dal 19 luglio 2026, le grandi imprese non possono più smaltire:
- capi di abbigliamento;
- accessori di abbigliamento;
- calzature invendute.
La misura si applica ai prodotti immessi sul mercato europeo e rappresenta uno dei primi divieti di questo tipo a livello internazionale.
Le medie imprese saranno coinvolte successivamente, con un’applicazione prevista dal 2030, mentre le piccole e microimprese sono attualmente escluse da questo obbligo.
Cosa dovranno fare le imprese interessate dalla normativa?
La nuova normativa non obbliga le aziende a donare gli invenduti, ma vieta la loro distruzione.
Gli operatori del settore potranno quindi scegliere diverse soluzioni, ad esempio:
- rivendere i prodotti attraverso outlet o canali dedicati;
- donarli ad associazioni o organizzazioni benefiche;
- ricondizionarli;
- riciclarli quando possibile;
- trovare altre modalità di valorizzazione compatibili con la normativa.

@Pinterest, collezione D&G
L’obiettivo dell’Unione Europea è favorire un’economia sempre più circolare. In questo modello un prodotto viene utilizzato il più a lungo possibile, invece di trasformarsi in un rifiuto ancora prima di essere indossato.
Più trasparenza per i consumatori
Le novità non riguardano soltanto il divieto di distruzione.
Le grandi aziende sono già tenute a comunicare informazioni sulla gestione degli invenduti, indicando quantità e modalità di trattamento. Questo permette una maggiore trasparenza verso consumatori, investitori e istituzioni.
In altre parole, il tema della sostenibilità non è più soltanto una dichiarazione di marketing, ma un aspetto sempre più documentato e verificabile.

Perché questa legge è importante
L’industria della moda è tra quelle con il maggiore impatto ambientale.
Negli ultimi anni la disponibilità di capi sempre nuovi, collezioni sempre più frequenti e prezzi molto bassi ha favorito un modello di consumo caratterizzato da acquisti impulsivi e da un rapido ricambio del guardaroba.
Limitare la distruzione delle rimanenze significa ridurre lo spreco di risorse già impiegate per produrre quei capi: materie prime, energia, acqua, trasporti e lavoro.
Naturalmente questa misura, da sola, non risolve tutti i problemi del settore tessile. Tuttavia rappresenta un passo concreto verso una gestione più responsabile dei prodotti già realizzati.

La Francia introduce nuove misure contro l’ultra fast fashion
Mentre l’Unione Europea è intervenuta sul tema degli invenduti, la Francia ha deciso di affrontare anche il fenomeno dell’ultra fast fashion.
Nel giugno 2026 il Parlamento francese ha approvato una legge che punta soprattutto ai modelli di business caratterizzati da un numero enorme di nuovi prodotti immessi sul mercato in tempi rapidissimi e a prezzi estremamente bassi.
Nel dibattito pubblico sono stati citati in particolare operatori come Shein e Temu, considerati esempi di questo modello commerciale.
È importante precisare che la legge francese non vieta la vendita di questi prodotti. Introduce invece strumenti per scoraggiare il consumo dell’ultra fast fashion e ridurne l’impatto ambientale.

Cosa prevede la legge francese
Il testo approvato dal Parlamento introduce diverse misure.
Tra le principali:
- sanzioni economiche (eco-contributi) per i soggetti che rientreranno nella definizione di ultra fast fashion;
- divieto di pubblicità per gli operatori classificati come ultra fast fashion;
- divieto di promozione da parte degli influencer per questi operatori.
Alcuni dettagli pratici dovranno però essere definiti attraverso successivi decreti di attuazione.

Inoltre, alcune disposizioni – in particolare quelle relative alla pubblicità – sono state oggetto di verifiche sulla loro compatibilità con il diritto europeo. Per questo motivo sarà necessario attendere l’attuazione completa della legge per conoscere con precisione tutte le modalità applicative.
Perché si parla di “ultra” fast fashion?
Non tutta la fast fashion rientra automaticamente nella nuova normativa francese.
Durante il lungo iter parlamentare, il testo è stato modificato proprio per concentrare le misure più severe sulle piattaforme considerate “ultra fast fashion”, caratterizzate da:
- cataloghi con un numero estremamente elevato di nuovi prodotti;
- ricambio continuo delle collezioni;
- prezzi molto bassi;
- modelli di vendita ad altissima rotazione.
La distinzione è importante perché il legislatore francese ha scelto di differenziare questi operatori rispetto ad altri marchi della moda commerciale.
Cosa significa tutto questo per noi consumatori?

Le nuove regole non impediranno di acquistare online né cambieranno improvvisamente il modo in cui facciamo shopping.
Tuttavia il messaggio che arriva dall’Europa è molto chiaro: il valore di un capo non dovrebbe essere misurato soltanto dal prezzo.
Si sta andando verso un sistema che premia prodotti più durevoli, maggiore trasparenza e una gestione più responsabile delle risorse.
Anche il consumatore avrà un ruolo sempre più importante attraverso scelte d’acquisto consapevoli.
La sostenibilità comincia anche dal guardaroba
Come personal stylist, il mio consiglio

Ogni giorno incontro persone che hanno l’armadio pieno, ma la sensazione di non avere mai nulla da indossare. Questo porta spesso ad acquistare nuovi capi in modo impulsivo, che finiscono per essere utilizzati pochissime volte.
Per questo credo che la sostenibilità non inizi dal negozio, ma dal nostro guardaroba.
Il mio consiglio è semplice: prima di acquistare qualcosa di nuovo, impara a conoscere e valorizzare ciò che possiedi già. Un guardaroba ben organizzato, costruito attorno al proprio stile, ai colori che valorizzano e ai capi davvero utili, permette di comprare meno, scegliere meglio e indossare molto di più quello che si acquista.
Essere sostenibili non significa rinunciare alla moda o seguire regole rigide. Significa fare acquisti mirati, investire in capi che dureranno nel tempo e creare un guardaroba che rispecchi davvero la propria personalità.
Se desideri costruire un armadio più funzionale, ridurre gli acquisti inutili e imparare a valorizzare i capi ed accessori che hai già, puoi scoprire i miei servizi di Guardaroba Capsule e le consulenze di Personal Styling su www.guardarobacoccola.com.
Insieme possiamo creare un guardaroba più pratico, più bello e, soprattutto, più sostenibile.
* Le informazioni riportate in questo articolo sono aggiornate a luglio 2026 e si basano su fonti ufficiali dell’Unione Europea, del Parlamento francese e su agenzie di stampa internazionali.







